Das bin ich bei der Auffahrt ins Kühtai. (Copyright: Sportograf)

Il grandfondo Ötztaler Radmarathon: La mia esperienza estrema in sella

------

Il traguardo si avvicina curva dopo curva, è una sfida con la montagna, una sfida con se stessi. La leggendaria “Ötztaler” è la madre, la regina di tutte le granfondo. Molte storie, ecco la mia.

Adoro il ciclismo, è uno sport che mi affascina da sempre. Il vento che accarezza il volto, la leggerezza delle pedalate sui tratti continui, i chilometri lasciati alle spalle, lo spettacolo della natura del Tirolo, la mia regione, una regione che si può arrivare a conoscere tanto intensamente soltanto percorrendola in sella.

Esther

Esther Wilhelm è un’appassionata di ciclismo su strada. In... Sull’autore

Ma per partecipare alla Maratona ciclistica Ötztaler Radmarathon non bastano passione ed entusiasmo. Bisogna essere anche un po’ pazzi e ambiziosi quando appaiono i primi tornanti del Timmelsjoch (Passo del Rombo) e si pensa “devo superare anche questi!”, anche se si sono valicati già tre passi e le gambe sono affaticate dai tantissimi metri di dislivello affrontati. La Ötztaler non conosce grazia, è faticosa e bellissima al contempo perché è ricca di valenze naturali come quasi nessun’altra corsa. Il tracciato della granfondo conduce da Sölden attraverso Kühtai fino a Innsbruck e da lì attraverso il Brennero, dove si oltrepassa il primo confine. Successivamente, il percorso porta attraverso il Passo Giovo e S. Leonardo in Passiria e, infine, valicando il Passo del Rombo, si ritorna in Austria a Sölden, il punto di partenza. Nel cuore dello strabiliante paesaggio alpino, attorniato dai ghiacciai, dove le strade dei valichi sembrano snodarsi all’infinito verso il cielo, sarà la montagna a mostrarmi i miei limiti e io sarò pronto ad accettare la sfida.

Diluvio

Il giorno della maratona, il mio grande giorno, le ginocchia tremano, sono nervosa, tesa, ma anche eccitata in vista di ciò che mi attende. Sullo striscione alla partenza si legge a grandi lettere “Hier beginnt dein Traum”: qui inizia il tuo sogno. Continuo a ripetermi queste parole, come fossero un mantra. Questo è il mio sogno, per il quale mi sono allenata tanto duramente e con tanta costanza. È ancora mattino presto, questo 25 agosto 2013. Il sole è assente. Invece, un parete di pioggia. Cascate di acqua dalle case, ruscelli sulle strade. Dopo 5 minuti in bici sono già bagnata fradicia. Ovvio che le temperature sono basse, ma almeno non nevica. Forse sui passi. Chissà. Nonstante il diluvio nel piccolo paese di Sölden, località mondana durante l’inverno, sono già tutti in piedi. Sostenitori, amici e conoscenti dei corridori contornano le strade incitandoci di già con parole d’incoraggiamento. Quest’anno però, mi sembra, che anche molti corridori abbiano deciso di non affrontare ‘il mostro’ – come l’Ötztaler viene spesso chiamata. Le condizioni sono quelle che sono.

Il mio sogno: una volta in vita mia arrivare in bici all'arrivo della Ötztaler Radmarathon. Nel frattempo questo sogno è diventato realtà più volte. (Copyright: Sportograf)

Il mio sogno: una volta in vita mia arrivare in bici all’arrivo della Ötztaler Radmarathon. Nel frattempo questo sogno è diventato realtà più volte. (Copyright: Sportograf)

La gara

Poi, alle 6.45 in punto, il definitivo e tanto atteso segnale del via. Risuona attraverso il piccolo paese, si diffonde, sembra quasi possa essere udito in tutta la vallata della Ötztal. I velocisti più ambiziosi che si sono appostati in prima linea sono già partiti e lentamente inizia a muoversi anche il mio blocco. Una marea variopinta di caschi da ciclismo passa sotto lo striscione, complice del nostro sogno. Gli spettatori incitano i corridori. Finalmente, si parte. La tensione si scioglie, l’adrenalina scorre attraverso il mio corpo. I corridori più veloci taglieranno il traguardo di Sölden dopo circa sette ore, io non sarò tra questi. A me non interessa il miglior tempo, quello che conta, per me, è vincere la sfida con me stessa.

Da Oetz (820m) affondo sui pedali per raggiungere il primo ristoro a Kühtai a 2.020m. La pioggia è ancora fortissima, almeno non nevica. Mi trovo sempre qualcosa di positivo anche in situazioni che forse non lo sono. Molti decidono di non continuare. Hanno freddo, sono bagnati. Per dirvi la verità, l’attrezzatura di alcuni non è per niente addatta alle condizioni. Maniche e pantaloni corti, giacca anti-pioggia assente.

Poi si scende con prudenza verso Innsbruck. L’asfalto è scivoloso, tutti fanno attenzione, non vale la pena correre troppo velocemente. Sarebbe troppo rischioso. Innsbruck, la città nel cuore delle Alpi con le sue tante attrazioni e i preziosi segreti ben custoditi, per oggi, la sfioro soltanto e procedo la mia corsa verso sud. Il Passo del Brennero a 1.377m è la prossima sfida. Ho trovato un gruppetto la cui velocità è ideale per me. Voglio risparmiarmi le forze, pedalo costantemente e poi supero il confine. Accanto a me pedala un corridore italiano. Sulla sua maglia, un appariscente e inconfondibile tricolore. Nonostante la fatica e la concentrazione riconosco un sorriso sul suo volto. La patria è sempre la patria, penso. In Italia il percorso ci porta a Vipiteno. Ho ancora forze a sufficienza, ma lentamente i chilometri percorsi iniziano a farsi sentire. Ho valicato due passi, me ne mancano ancora due. Il Passo Giovo, che con i suoi 2.090m è il secondo più alto della maratona ciclistica mi aspetta ancora. Quello normalmente a me fa molto male. Ma con la pioggia che finalmente ha smesso e i primi raggi di sole quest’anno mi sento contenta con molta voglia di continuare. Tornante dopo tornante mi avvicino alla cima del passo e al ristoro.

Finalmente il mostro

Devo gestire bene le mie forze, mi manca ancora la parte più dura: il Passo del Rombo, il Timmelsjoch in tedesco o il mostro come lo chiamano i corridori. È l’ultimo atto, l’ultima grande sfida. A S. Leonardo in Passiria incomincia la scalata: davanti a me ci sono ancora 29 km, devo lottare tornante per tornante per risalire la montagna da 800m a 2.509m. Al ristoro di Schönau, a 1.700m mi guardo intorno, ammiro sopraffatto le vette delle suggestive Alpi della Ötztal. Ancora per una volta raccolgo le mie forze, mi concentro, pedalo quasi automaticamente. Continuo la mia lotta, lotto anche contro i crampi muscolari, cerco di ripetermi il mio mantra di questa mattina. Un sogno? Sì un sogno. Poi, finalmente, la cima del passo.

Sulla via del ritorno a Sölden, quasi non riesco a formulare un pensiero razionale, la fatica è stata troppa, l’orgoglio, ormai, è troppo forte. L’aria che mi sfiora pedalando, mi rinfresca piacevolmente. La valle Ötztal mi appare bellissima e tranquilla, anche se ci sono ancora degli spettatori ai bordi della strada pronti a incitarci. Quando taglio il traguardo dopo quasi 10 ore di corsa e affondo per un’ultima volta sul pedale, il mio sguardo si rivolge in alto. ALLA META DEI TUOI SOGNI si legge sullo striscione. Ce l’ho fatta. Sì, sono arrivata, sono giunta al traguardo.

La Maratona ciclistica Ötztaler – dati e fatti

Il tracciato della granfondo Ötztaler Radmarathon conduce attraverso 238 km, supera 5.500 metri di dislivello e quattro passi (Kühtai, Brennero, Giovo, Rombo). È un percorso avvincente che porta a superare e a raggiungere i confini, e che entusiasma. Si terrà ogni anno l’ultimo weekend in agosto con partenza e arrivo a Sölden nella valle Ötztal in Tirolo.  Più di 20.000 appassionati di ciclismo di tutto il mondo si registrano, ma 4.500 corridori ricevono gli ambiti pettorali che sono estratti a sorte. La prima volta che si disputò la gara fu nel 1982. Allora si partiva da Innsbruck e vi parteciparono solo 154 corridori provenienti da cinque nazioni soltanto. Inizialmente, questa maratona era una cosa per soli uomini, ma un anno più tardi si presentarono al via anche le prime donne. Oggi, l’8% circa di tutti i partecipanti è costituito da donne che talvolta riescono a lasciarsi alle spalle gli uomini. Nell’anno 2013 a causa del maltempo sono partiti solo 3.350 corridori, 2375 di cui hanno raggiunto l’arrivo (2292 uomini, 83 donne). www.oetztaler-radmarathon.com

Poco prima del famoso Passo Rombo (Timmelsjoch) come bandiere tibetane vecchie maglie della Ötztaler Radmarathon. (Copyright: Sportograf)

Poco prima del famoso Passo Rombo (Timmelsjoch) come bandiere tibetane vecchie maglie della Ötztaler Radmarathon. (Copyright: Sportograf)

La Valle dell’Ötztal non offre soltanto ai corridori della maratona infinite sfide sportive, ma anche chi apprezza il ciclismo nella sua forma meno impegnativa troverà ciò che desidera nella più lunga valle laterale del Tirolo.

Io, Esther Wilhelm , sono responsabile marketing e stampa per l’Italia presso Tirol Werbung, l’Ente regionale tirolese per il turismo. La bici è la mia passione. Il racconto sopra parla della mia quarta partecipazione alla granfondo Ötztaler Radmarathon nel 2013 nel quale solo 83 donne hanno raggiunto l’arrivo. Le foto sono state fatte da Sportograf e vedete spesso me sulla mia bici cavalcando i passi di questa gara tanto speciale. Ho anche partecipato a tutte le altre gare di bici da corsa che si svolgono ogni estate in Tirolo. Perché non partecipate anche voi?

Sono io © Sportograf

Sono io © Sportograf

 

Impressioni:

Pioggia alla partenza dell'Ötztaler 2013, © Sportograf

Pioggia alla partenza dell’Ötztaler 2013, © Sportograf

 

Fa ancora buio alla partenza della Ötztaler Radmarathon. Piove. Da Sölden fino a Oetz non si vede niente. Ma partiamo. Nonostante tutto. (Copyright: Sportograf)

Fa ancora buio alla partenza della Ötztaler Radmarathon. Piove. Da Sölden fino a Oetz non si vede niente. Ma partiamo. Nonostante tutto. (Copyright: Sportograf)

 

Quasi arrivata a Kühtai in buono spirito. Almeno non nevica. © Sportograf

Quasi arrivata a Kühtai in buono spirito. Almeno non nevica. © Sportograf

 

Bagnata? Forse un po' - Durante la discesa da Kühtai a Innsbruck., © Sportograf

Bagnata? Forse un po’ – Durante la discesa da Kühtai a Innsbruck., © Sportograf

 

La salita verso l'ultimo passo. Il Passo Rombo. Non sembra di finire mai. Ma almeno è l'ultimo. (Copyright: Sportograf)

La salita verso l’ultimo passo. Il Passo Rombo. Non sembra di finire mai. Ma almeno è l’ultimo. (Copyright: Sportograf)

 

Finalmente al punto più alto della granfondo: il Timmelsjoch o Passo Rombo. Il passo è il più alto passo internazionale d'Europa. La foto è della mia partecipazione nel 2010, quando ho partecipato la prima volta. Il panorama però rimane lo stesso. (Copyright: Sportograf)

Finalmente al punto più alto della granfondo: il Timmelsjoch o Passo Rombo. Il passo è il più alto passo internazionale d’Europa. La foto è della mia partecipazione nel 2010, quando ho partecipato la prima volta. Il panorama però rimane lo stesso. (Copyright: Sportograf)

 

Emozioni forti all'arrivo a Sölden, © Sportograf

Emozioni forti all’arrivo a Sölden, © Sportograf

 

Ho sempre sognato di partecipare alla Ötztaler Radmarathon. Che una volta mi troverei sul podio però non mi avessi mai immaginata. (La foto è stata fatta dal mio papà, ultra-fiero ;o)

Ho sempre sognato di partecipare alla Ötztaler Radmarathon. Che una volta mi troverei sul podio però non mi avessi mai immaginata. (La foto è stata fatta dal mio papà, ultra-fiero ;o)

Nessun commento